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Ricerca · CITAA 2026 · 20 ottobre 2026

Identità architettonica tra città, appartenenza e trasformazione

Verso una comprensione dinamica dell’identità urbana: persone, luogo e tempo come fondamento del progetto contemporaneo.

Murouj Kharoufa · 8 min di lettura

Perché parlare di identità oggi

Dall’8 al 10 settembre 2026 ho avuto il piacere di intervenire alla 10ª International Conference on Cities Identity Through Architecture and Arts (CITAA), ospitata dal Politecnico di Torino. Il mio intervento, Architectural Identity Between City, Belonging and Transformation, nasce da una domanda che mi accompagna da anni: come possono le città evolvere senza perdere ciò che le rende uniche e senza recidere il legame con le persone che le abitano?

Le nostre città cambiano sempre più in fretta e rischiano di cambiare tutte nello stesso modo. Ripercorrere i temi della lezione significa interrogarsi non solo sulle forme dell’architettura, ma sulle relazioni e sui valori che quelle forme esprimono.

L’architettura come specchio della società

L’identità architettonica nasce dall’interazione dinamica tra persone, luogo e tempo. Nessuno di questi elementi basta da solo: è il loro dialogo continuo a dare forma alla città. L’architettura ne è la registrazione fisica, uno specchio in cui leggiamo i valori culturali e sociali, le caratteristiche geografiche e ambientali e le trasformazioni accumulate nel tempo.

L’ipotesi della mia ricerca è che l’identità non sia un carattere visivo statico, ma una manifestazione evolutiva di questa relazione. Quando la relazione è riconoscibile, genera appartenenza, familiarità, comfort, fiducia e continuità culturale. Comprenderla può diventare una base di conoscenza per progettare le città future.

Il problema: città che si somigliano

Globalizzazione, urbanizzazione rapida e trasformazione tecnologica favoriscono espressioni architettoniche sempre più simili. Accostando le skyline di Milano Porta Nuova, Dubai, Nairobi, Singapore e New York, le differenze si assottigliano: torri di vetro, tipologie ricorrenti, uno stesso linguaggio globale.

Lo sviluppo contemporaneo privilegia spesso modelli funzionali ed economici, lasciando in secondo piano l’identità culturale delle persone e quella geografica del luogo. Questa distanza genera una crisi d’identità e alimenta una ricerca delle radici. L’architettura vernacolare, con materiali locali, risposte al clima e memoria condivisa, offre invece sicurezza emotiva e senso del luogo. In Genius Loci, Christian Norberg-Schulz lega l’abitare alla possibilità di orientarsi in un ambiente e identificarsi con esso.

Cercare l’identità non significa però copiare il passato. Le torri del vento ricostruite a Madinat Jumeirah, a Dubai, e il neoclassicismo del Jefferson Memorial, a Washington, mostrano il rischio di ridurla a un’immagine storica. La sfida è permetterle di evolvere mantenendo distinzione, continuità e appartenenza.

Milano Porta Nuova: la skyline nella riflessione sulle città contemporanee. Foto: ghostpresenter / Pexels (CC0).
Milano Porta Nuova: la skyline nella riflessione sulle città contemporanee. Foto: ghostpresenter / Pexels (CC0).

Dalle domande a un metodo

Quali fattori compongono l’identità urbana? Come si influenzano? Che cosa resta stabile e che cosa cambia nel tempo? In che modo il rapporto con un luogo produce attaccamento? E come tradurre queste relazioni in criteri concreti per il progetto?

L’obiettivo della ricerca è costruire un quadro che permetta di comprendere l’identità, individuarne i fattori, analizzarne le interrelazioni, valutarne l’impatto e sviluppare criteri progettuali. Non un modello chiuso, ma un ciclo in cui ogni proposta alimenta una nuova comprensione. Al centro rimane l’essere umano, osservato attraverso due pilastri: l’appartenenza e il rapporto tra ciò che resta e ciò che cambia.

I cerchi dell’appartenenza

Apparteniamo contemporaneamente a diverse scale: sé, casa, quartiere, comunità, città, regione, nazione. Questi cerchi si sovrappongono e contribuiscono alla percezione della nostra identità. Il percorso va dal luogo all’appartenenza e all’identificazione: come osserva Edward Relph in Place and Placelessness, essere dentro un luogo significa appartenervi e identificarsi con esso.

La relazione è reciproca. L’architettura è lo scenario in cui le appartenenze vengono vissute e continuamente negoziate. Åshild Lappegard Hauge osserva che, quando diciamo da quale città veniamo o se siamo persone di città o di campagna, parliamo anche di luoghi fisici. I luoghi vissuti orientano le nostre preferenze, mentre le identità delle persone plasmano i luoghi. Persona e luogo si costruiscono a vicenda.

La Ruota dell’Identità: radici e trasformazione

Per rappresentare l’identità come sistema in evoluzione ho proposto una spirale che poggia su una base stabile e si apre verso l’esterno: la Ruota dell’Identità. La base comprende lo sfondo storico-morfologico e gli aspetti geografico-ambientali, le fondamenta che cambiano lentamente. La spirale comprende le dimensioni sociali, culturali, economiche, politiche, tecnologiche, etniche e religiose che si trasformano con le generazioni.

Proiettata nel tempo, la ruota diventa una sequenza di strati. In ogni epoca si osservano metodi costruttivi, aggregazione urbana, spazi pubblici, abitazione e rapporto tra esterno e interno. Il confronto rivela ciò che si è perso, trasformato o conservato. Luogo, persone e tempo generano insieme l’identità architettonica e urbana: non un prodotto statico, ma un processo continuo.

Baghdad: leggere la città attraverso le aperture

Per mettere alla prova il quadro ho scelto Baghdad e un elemento preciso: finestre, balconi e schermature che regolano il rapporto tra dentro e fuori. La loro trasformazione dal 1900 a oggi permette di leggere insieme i cambiamenti culturali, economici, politici e ambientali.

Tra il 1900 e il 1920 troviamo shanasheel, bovindi lignei a graticcio su vicoli stretti e ombreggiati. Tra il 1930 e il 1950 compaiono facciate in mattone, logge ad arco e balconi con grate decorate. Dal 1950 al 1970 il linguaggio moderno introduce volumi puliti e frangisole; tra il 1990 e il 2000 si osservano portici colonnati e grandi aperture verso la strada. Dopo il 2003 emergono facciate bianche di gusto importato, spesso decorative.

Shanasheel e vicoli ombreggiati: il rapporto tra interno ed esterno nella casa tradizionale di Baghdad. Immagine dalla presentazione.
Shanasheel e vicoli ombreggiati: il rapporto tra interno ed esterno nella casa tradizionale di Baghdad. Immagine dalla presentazione.

Gli spazi di transizione ombreggiati

Un elemento attraversa molti di questi strati: lo spazio di transizione ombreggiato. Logge, portici e cortili interni funzionano come filtri climatici e sostengono i modi della vita quotidiana. Presenti nelle case degli anni 1920–1940, questi spazi riappaiono reinterpretati anche in un progetto del 2015.

La loro funzione è insieme culturale e ambientale: proteggono la privacy, costruiscono una gerarchia tra esterno e interno, controllano gli ingressi e le viste, favoriscono i flussi d’aria e filtrano la luce naturale. L’ombra e i materiali locali contribuiscono al rapporto con il luogo. Dietro una forma c’è sempre un valore: è quel valore, più della forma, a portare l’identità.

Il portico come spazio intermedio: ombra, luce filtrata e continuità tra interno ed esterno. Immagine dalla presentazione.
Il portico come spazio intermedio: ombra, luce filtrata e continuità tra interno ed esterno. Immagine dalla presentazione.

Tradurre i valori, non copiare le forme

La mashrabiya non è soltanto un graticcio decorativo. Filtra la luce, protegge la privacy, lascia passare l’aria e ammorbidisce il confine tra stanza e strada. Una matrice di valutazione progettuale può partire da queste prestazioni: gerarchia spaziale, aperture schermate, viste controllate, spazi di transizione e ventilazione diventano criteri per tradurre i valori identitari in architettura contemporanea.

All’Institut du Monde Arabe di Parigi, Jean Nouvel e Architecture-Studio reinterpretano questa logica attraverso diaframmi metallici che regolano la luce come l’obiettivo di una macchina fotografica. Il principio culturale e ambientale viene tradotto in un linguaggio tecnologico, anziché riprodotto letteralmente.

Institut du Monde Arabe, Parigi — Jean Nouvel e Architecture-Studio. La schermatura tradizionale reinterpretata in chiave contemporanea. Immagine dalla presentazione.
Institut du Monde Arabe, Parigi — Jean Nouvel e Architecture-Studio. La schermatura tradizionale reinterpretata in chiave contemporanea. Immagine dalla presentazione.

Una pioggia di luce

Nel Louvre Abu Dhabi di Jean Nouvel, inaugurato nel 2017, la grande cupola traforata produce una pioggia di luce che richiama l’ombra dei palmeti e dei suq. Ritroviamo i valori degli spazi di transizione — ombra, controllo climatico, ventilazione e luce filtrata — senza una citazione letterale delle forme storiche.

Questi esempi si collocano su quello che chiamo lo spettro dell’identità architettonica: interpretazioni capaci di rendere riconoscibile un’appartenenza culturale attraverso forme nuove.

Louvre Abu Dhabi — Jean Nouvel, 2017. La cupola filtra la luce e costruisce un paesaggio d’ombra. Immagine dalla presentazione.
Louvre Abu Dhabi — Jean Nouvel, 2017. La cupola filtra la luce e costruisce un paesaggio d’ombra. Immagine dalla presentazione.

Verso una comprensione dinamica dell’identità

L’identità è dinamica e multidimensionale: evolve nell’interazione tra persone, luogo e tempo, attraverso fattori culturali, sociali, geografici, ambientali, tecnologici e storici. Si fonda sui valori, non sulle forme. Preservarla non significa riprodurre immagini del passato, ma tradurne i valori nel progetto contemporaneo.

Identificare, analizzare, tradurre: questi tre passaggi collegano la ricerca alla pratica. Una comprensione dinamica dell’identità può guidare architetti e urbanisti verso luoghi contemporanei che rafforzano appartenenza, continuità culturale e senso del luogo, preservando ciò che rende ogni città distintiva.

Ringrazio il Politecnico di Torino, IEREK e i colleghi presenti alla CITAA 2026 per lo scambio e le domande.